TEMPO E SPAZIO M – 50×70 – 1965 – tempera su cartoncino trattato

Opera iniziatica del percorso nel Neocostruttivismo spaziale il cui anno di inizio abbiamo decretato proprio il 1965. Anno non casuale. Anno in cui l’artista si sposò con sua moglie ed anno in cui si chiudeva il Concilio Vaticano Secondo che ancora oggi nei i fedeli ne addirittura la Chiesa stessa, possono dire sia stato o meno un evento positivo o negativo per la portata delle conseguenze.
Nei momenti di difficoltà o incertezze del cammino della Chiesa Dio si è sempre rivolto ai laici, nel 1965 si è forse rivolto a Volturno Morani, che in quella stagione viveva la sua primavera di amore, che diede forza propulsiva alla sua parabola artistica che così vide la luce con questa sua prima opera. TEMPO e SPAZIO M. Opera dedicata proprio a sua moglie Marina.
Le prime Opere del Neocostruttivismo Spaziale sono caratterizzate dalla monocromia azzurra, sfumata in più gradazioni. Ciò dipendeva dal contrasto in cui si poneva l’artista rispetto alle secchiate multicolore che prendevano il sopravvento con l’informale americano in quel tempo, a cui Volturno Morani volle opporre appunto monocromia e geometrie, ispirandosi a culture dell’est europeo particolarmente censurate al tempo, in quanto politicamente scorrette, venendo dall’EX URSS, rafforzando così la connotazione antisistema dell’artista.
Nell’opera due irradiazioni, due persone, “voi siete la luce nel mondo” (Matteo 5, 14) che partono da due dimensioni diverse e si dipanano attraverso linee rette, perché retta è la via del Signore, e giungono a numerosi possibili punti di incontro, intersezioni ad angolo fra le loro dimensioni di partenza. Tuttavia solo in un punto di incontro accade qualcosa, nasce qualcosa di nuovo. Una forza nuova, preziosa, quasi a ricordare un diamante, colorata in scala di grigi. Il Grigio, un colore usato rarissimamente, ma tutte le volte identificato come da energie derivanti da uomini e donne in preghiera, e quale preghiera vi è più forte dell’amore di uomo e una donna che provando a vivere in modo retto si sono incontrate e si sono amate?
Da notare come non si vedono mai i vertici da cui partono o si incontrano le radiazioni o come non viene delimitato il campo energetico d’amore, questo a marcare il concetto di infinito di eterno. Come infinite erano le possibili intersezioni tra queste due persone, un vero inno al libero arbitrio e alla possibilità di scelta che è sempre in mano all’uomo. Ma solo un in un dato tempo, in un dato spazio si è generata la storia di Volturno e Marina e la nascita del Neocostruttivismo Spaziale, e solo quel vertice del diamante possiamo vedere con chiarezza nell’opera. Un solo punto/momento nella multidimensionalità infinita che deriva da queste due energie che ci ricorda quanto siano uniche e irripetibili le nostre vite.
Diamante formato da 10 raggi ciascuno proveniente dalla propria dimensione (persona), volti a consacrare, cercando di custodire quell’amore alla luce dei 10 comandamenti.
Un Opera donata dall’artista a sua Moglie, nell’anno del loro matrimonio, un’opera astratta, ma con una carica di concretezza messa in evidenza da questa figura diamantidea, tipica dei rubini che si regalano in occasioni delle nozze, quasi a volere dire: “l’amore si coltiva in spirito e si vive di cose concrete”. Come il tocco di concretezza è stato voluto aggiungere al titolo dell’opera M. Tempo e Spazio nel luogo di incontro M. Con la consueta M trinitaria che contraddistingue l’opera di Volturno Morani. M di Morani (identità), M di Marina (amore), M di Misericordia (fede).
Flavio Morani

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